Noi, arbitri di un Grand Slam

In un Sei Nazioni piuttosto equilibrato abbiamo rischiato di influire su classifica e vittoria finale. La prossima settimana con l'Irlanda all'Olimpico ci giochiamo il terzo posto

La grande speranza all’indomani della vittoria sulla Francia è un po’ evaporata. Dire la nostra fino alla fine del Sei Nazioni è ancora molto difficile, dobbiamo accontentarci di plaudire (ancora) alla sconfitta onorevole, a evidenziare la vittoria – per computo di mete – ieri in casa con l’Inghilterra, 1-0 per noi. Che non è poco, sia chiaro.

Ciò che conta, al di là dei mille rivoli tecnico-tattici che ci tengono impegnati prima e dopo le partite, è lo sforzo che l’Italia deve compiere in ogni match: paghiamo la partita infinita con la Francia, mantenere il pallino del gioco in Scozia lottando alla morte in ogni punto di incontro, senza sfruttarne i benefici.

Poi il Galles sotto il diluvio… Ci siamo dimenticati dell’esistenza della stanchezza. Dei piccoli acciacchi cui il rugby obbliga alla fine di ogni partita. Certo, i ragazzi di Brunel possono contare su intere piscine di ghiaccio, di elettromedicali da sogno, di fasciature dalle cromie più disparate, ma rimane il fatto: questo torneo è massacrante e la determinazione con cui è giocato lascia poco spazio agli improvvisati.

Sabato, in quell’Aviva Stadium trasformato per l’occasione in una trincea novecentesca, abbiamo visto giocatori francesi e irlandesi rimanere in campo per miracolo, pur di portare a casa la vittoria – divisa poi equamente grazie al 13-13 finale.

Ieri a Twickenham abbiamo fatto bene a cambiare 6 giocatori. Il ritorno di Parisse e i cambi freschi – in seconda linea con Furno e Geldenhuys, in terza con Barbieri, tra i tre quarti si è rivisto Garcia – ci hanno fatto giocare per 80 minuti, ritrovando la lucidità per arrivare a 20 fasi consecutive.

Segno che la squadra – se fresca – è tonica, quindi sa cosa fare, sa rispettare un piano di gioco. E nel momento in cui gli inglesi – convinti che lasciandoci fare avrebbero avuto l’occasione per andare oltre il break -  hanno mollato impercettibilmente sulle collisioni, noi l’abbiamo capito. E ne abbiamo approfittato il più possibile. Certo i due calci – defilati – sbagliati, la touche sui 22 su proprio lancio persa a una manciata di minuti dalla fine, la disciplina degli inglesi…

Sono dettagli, ma è proprio su questi che Brunel sta lavorando: sono già due partite di fila che i bianchi con noi se la cavano di “mestiere”, l’anno prossimo in casa è tempo di prendersi, per la prima volta, il loro scalpo. Ed è da queste convinzioni che Brunel può far fare il salto di qualità agli azzurri.

Le altre

Il Galles ha l’ultima parola sul torneo, ospitando settimana prossima l’imbattuta Inghilterra in cerca di vittoria e Grande Slam. Differenza punti a favore dei bianchi (+43 a +29) ma al Millennium tutto può succedere. Scozia vittima sacrificale a Parigi, dove la Francia deve vincere la sua prima partita del Championship, pena un lungo e pesante processo a Saint Andrè e soci. E poi l’Irlanda che, con l’infermeria piena (Eoin Reddan fuori addirittura tre mesi, di Luke Marshall, Donnacha Ryan, Brian O’Driscoll, Peter O’Mahony, Conor Murray e Fergus McFadden ne sapremo di più in questi giorni), rischia all’Olimpico con gli azzurri. Quindi? Il sogno sarebbe Italia terza a pari merito con la Scozia, Irlanda ultima con la Francia. Il sogno.

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