Gianni Motta, un ragazzo di 70 anni

Li compie domani questo atleta di classe limpida che ha trovato sulla sua strada un tipo tosto come Gimondi e uno ancor più ostico come Merckx che pure ha saputo sopravanzare, talvolta

Anni 60, un altro Gianni, meno famoso del golden boy del calcio (Rivera), si fa strada nello sport. Di cognome fa Motta, come il celebre panettone dell’azienda che non è di famiglia (“non c’entro, purtroppo”) ma dove lui stesso lavorerà prima di diventare un campione del ciclismo. Anche lui, come un altro grande del pallone, capitan Valentino Mazzola, di Cassano d’Adda, anche se originario di Groppello. Per tutti sarà “il biondino di Groppello” appunto. Eterno ragazzo come il Gianni della canzone, Morandi.

Motta il 13 marzo festeggerà 70 primavere. Ben portate e ben vissute.

Un atleta prodigio di gran classe, Motta, che subito si mette in luce. Ha appena ventuno anni quando, al Giro di Lombardia, se ne va in solitudine, staccando tutti i migliori, Simpson compreso, per andare a vincere la classicissima delle foglie morte. È più vivo che mai, pronto a sfidare chiunque, in salita, a cronometro, in volata.

Era approdato al professionismo appena ventenne, con indosso la maglia della Molteni. Va al Tour, nel ’65. Trionfa Felice Gimondi ma il Gianni finisce terzo, subito dopo  l’eterno secondo Raymond Poulidor, che per tanti anni ha dovuto subire il predominio del suo grande avversario, Jacques Anquetil, e stavolta, quando sembra che il sogno stia per realizzarsi, si ritrova un Gimondi davvero irresistibile.

Il “biondino di Groppello”, pelle e ossa, poco incline al sorriso, medita il grande riscatto, che viene puntualmente l’anno dopo. La sua stagione migliore è il 1966. Il Giro parte dal Principato di Montecarlo. L’avversario più temibile è uno spagnolo spelacchiato a nome Julio Jimenez. Ma il Gianni non si fa intimorire e accetta la sfida. Quel Giro, 49° della serie, sarà suo.

Nasce il dualismo Motta-Gimondi. Purtroppo avrà breve durata. L’anno successivo Motta vincerà il Giro di Svizzera. Qualche stagione incolore e poi quel misterioso malanno alla gamba, che lo tormenta fino a farlo smettere di correre.

Un grande talento il Gianni, una stella che ha brillato per poche stagioni. Si è tolto qualche bella soddisfazione, come quella di battere anche il cannibale Eddy Merckx. In casa Molteni era coccolato, amato. Non è stato molto fortunato. Aveva aperto un negozio di bici. L’abbiamo spesso visto al Giro ma mai in veste di ammiraglio.

Quando è sceso di bici ha cominciato a sorridere. Poche parole, un carattere schivo ma al tempo stesso gioviale. Artista ed eccentrico anche nella vita e non solo in sella alla bicicletta. Una brava moglie, Marilena e due figlie stupende. Una bella famiglia, insomma. Auguri di cuore mio caro amico.

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