Avvilente l’8 marzo in Palestina

Il movimento di Hamas blocca la partecipazione delle 266 donne palestinesi iscritte alla maratona benefica del 10 aprile e l’Agenzia dell’Onu che assiste i rifugiati decide di cancellare la gara di Gaza. Al solito, perde lo sport e non vince nessuno

In Palestina le donne non festeggiano l’8 marzo, non ne hanno cognizione e memoria. Per loro il martirio, fortunatamente figurato, purtroppo prosegue. E le recenti notizie che le coinvolgono testimoniano un ulteriore penalizzazione nei loro confronti, con il pretesto dello sport, in termini di esclusione. Le donne della Striscia di Gaza non hanno il diritto di fare sport.

La situazione è precipitata in queste ore, quando il movimento palestinese di Hamas ha deciso di vietare la partecipazione delle donne – ben 385 atlete iscritte, di cui 266 palestinesi – alla terza maratona di Gaza, prova internazionale in programma il prossimo 10 aprile.

Un divieto assurdo, visto che la manifestazione è nata e prosegue per finanziare un programma estivo a favore dei bambini palestinesi. Quindi alle istanze sportive si sovrappongono quelle umanitarie, ma questo non ha fatto desistere i politici del territorio.

Il divieto ha fatto scattare la ritorsione di Unwra, l’agenzia delle Nazioni Unite che assiste i rifugiati palestinesi: hanno immediatamente deciso di ritirare la loro adesione all’evento sportivo, decretandone di fatto l’annullamento.

Secondo i responsabili di Unwra alla maratona di Gaza avevano già aderito in 807, senza alcuna prescrizione di genere, a livello regolamentare.

Ora la prova, prevista lungo la costa della Striscia di Gaza, vedrà gli iscritti dirottati verso altri eventi, ancora da definire.

Che dire? Perde lo sport, perde l’umanità in senso stretto, non vince nessuno.

di SportivamenteMag

 

Leggi anche:

Mtb, incontri nella notte
Sulla rotta dei fenicotteri
Women in run, sabato 14 si replica
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: