Le speranze (illuse) di Parisse

Tolleranza zero nei confronti di chi insulta, in Francia, per cui l’idea che domani i giudici possano accogliere il ricorso dello Stade France sembra molto peregrina. Farà fede, al solito, il referto dell’arbitro

 

Si fa un gran parlare di domani, mercoledì, perché Sergio Parisse, il nostro capitano, sarà a Parigi di fronte ai giudici francesi che ascolteranno la sua versione dei fatti in merito all’insulto rivolto all’arbitro Laurent Cardona durante l’incontro di Top 14 tra Stade Francais e Bordeaux. Insulto che gli è costato l’espulsione diretta (cartellino rosso) e la squalifica di 30 giorni, che avrebbe potuto essere anche terrificante (un anno). I francesi non sono leggeri nelle sanzioni, soprattutto quando si manca di rispetto all’autorità massima sui campi di rugby, l’arbitro.

Il fatto che a Parisse abbiano dato il minimo della pena rincuora chi pensa a un insulto di poco conto. L’addebito è invece pesante, si parla di un “fuck” che a tutte le latitudini è un bel vaffa. Senza possibilità di equivoco.

Dal fronte azzurro si spera nella prova audio, prodotta dallo Stade Français, dalla quale si desume che Parisse non avrebbe pronunciato l’insulto, ma la giustizia sportiva non segue queste logiche, soprattutto in presenza di un referto dell’arbitro che lo ha annotato senza il minimo dubbio.

Nel ricorso si fa cenno al fatto che l’insulto potrebbe essere venuto da altri, compagni o avversari, e attribuito a Parisse, ma anche in questo caso non è pensabile che il fatto sia dimostrabile. Nessuno si farà mai avanti a dire “sono stato io, non Parisse”.

Il dato più convincente, a nostro avviso, viene dalle parole del presidente della Commissione centrale degli arbitri della LNR, Didier Mené, poche ore prima del verdetto a carico di Parisse: «Per una contestazione ci sono margini per decidere quale cartellino usare, ma per un insulto ce n’è solo uno».

Il cartellino rosso, credeteci, nessuno lo revocherà. E per i principi solenni che governano lo sport a tutte le latitudini, questo è un bene.

Se, al contrario, scopriremo che signor Laurent Cardona assomiglia al celebre Byron Moreno, storia di calcio e non di rugby, parleremo di un errore giudiziario che nessuno rifonderà.

Sarebbe un’ulteriore ferita che lo sport non merita.

di SportivamenteMag

Leggi anche:

La politica va in canoa
Bridge - Stayman ambigua sull'apertura di 2SA
Zoetemelk, tulipano irriducibile
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: