Che la rivoluzione abbia inizio

Sabato scorso a Palazzo Marino è stato presentato il piano “Milano in bici”, per una città finalmente a misura di bicicletta. Sembra fattibile l’organizzazione che gioca sulla mobilità sostenibile

L’inizio è una piccola rivoluzione: il portone di Palazzo Marino spalancato per far entrare le biciclette. I ragazzi si infilano all’interno e le legano alle rastrelliere, come se fossero nel cortile dell’università. Comincia così l’appuntamento “Milano in bici”, con l’assessore comunale alla mobilità Pierfrancesco Maran presenta il Piano per la mobilità sostenibile, per “una città a misura di bicicletta”.

Bisogna ammettere che l’assessore ha un bel fegato: promuovere iniziative a favore dei ciclisti è come dare un mano a bisognosi che vorranno prendersi il braccio. Vuol dire poi inimicarsi gli automobilisti, che non sono pochi, nonché stimolare la polizia locale a un serio lavoro di controllo e contravvenzioni.

Insomma una tappa dolomitica per Maran, che per gli occhietti azzurri e l’aria da eterno ragazzino ricorda un po’ Damiano Cunego. A dargli un paio di cambi c’è Fabio Lopez, architetto,  in precedenza fautore del piano di ciclabilità della provincia, “che non è la stessa cosa” ammette. Qui lui è il Direttore del Progetto Ciclabilità oppure, per sua stessa definizione, “sciur bicicletta”, declinando alla milanese le definizioni di “monsieur velò o mister bike”, dei suoi colleghi di Parigi e Londra.

Così tocca a Maran ricordare che l’obiettivo del Comune è di realizzare ciclabilità diffusa, continua e sicura e che a Milano i ciclisti verso il centro città sono il costante crescita dal 2007 e toccano le 34.000 unità nel 2012.

L’assessore ricorda  anche l’investimento di 22milioni di euro per realizzare altri 100km di piste ciclabili, che si aggiungeranno ai 140 km già esistenti, da realizzare entro il 2015, data di Expo e grande traguardo di tutti questi sforzi.

Le diapositive che accompagnano l’inizio dell’intervento di Lopez attestano come oggi le piste ciclabili a Milano sembrino delle stringhe sparpagliate in una cameretta di ragazzi: buttale lì a caso, mal tenute e poco utilizzate.

Il lavoro dell’assessore e del “sciur bicicletta” sarà quello di trasformarle in una rete di percorsi costituiti da piste ciclabili e traffico moderato, per esempio nei controviali delle regioni, lungo via Gallarate e viale Lunigiana e Marche, oltre alla creazione di aree a traffico moderato chiamate Zona 30, cioè dove non si potrà viaggiare oltre i 30km/h (costo di 3 milioni di euro).

Secondo l’opuscolo distribuito all’ingresso, queste aree dovrebbero essere una quindicina, più tutta la parte del centro storico, da cui partiranno itinerari protetti verso Corso Sempione, Porta Nuova e Monforte. È vero che le Zona 30 sono previste dal Regolamento di Attuazione del Nuovo Codice della Strada (art.135) ma ci vorrà un grande sforzo da parte di tutti per far rispettare questa regola. Staremo, insomma, a vedere.

La serata scorre con esempi di comunicazione dallo IED (Istituto europeo del Design) a favore dell’uso della bicicletta e alcuni video, di cui uno con il console statunitense Scott e un altro su una vacanza in bicicletta nel nord est che fa venire voglia di organizzare così le prossime ferie. E ancora progetti per rastrelliere, stazioni per le bici e i dati confortanti del bike sharing.

Insomma si esce in Piazza della Scala con la voglia di andare a casa in bicicletta ma con la consapevolezza che la tappa sarà lunga e dura: Riuscirà Maran a scalare le sue Dolomiti? Noi ce lo auguriamo, perché amiamo la bici ma soprattutto amiamo questa città, per cui questi progetti sono il minimo per definirla “europea”.

Di sicuro staremo a ruota dell’assessore e magari gli passeremo qualche borraccia. Ma il successo di questi progetti dipenderà anche dai suoi compagni di squadra e soprattutto dagli avversari che probabilmente gli metteranno i bastoni tra le ruote, a cominciare dalle varie associazioni dei commercianti, che si strapparono le vesti quando furono insediate le zone pedonali di via Dante e corso Garibaldi, salvo oggi fregarsi le mani per il loro successo.

Di sicuro a Maran saranno utili i cambi che gli darà Lopez, uno che va in ufficio con la bici pieghevole e questo vale più di tante parole. Durante una nostra chiacchierata di qualche settimana fa, si pensava alle prospettive di Milano, fino a dire che “sarebbe bello se corso Buenos Aires fosse completamente pedonabile, con tram elettrici che fanno avanti e indietro così piano che la gente può salire e scendere quando gli pare”.

Che la quasi rivoluzione abbia inizio.

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