Il calcio irriconoscibile. O no?

Dopo Milan-Barcellona e Inter-Milan credevo di non poterne più del calcio; mi sentivo assillata, braccata. Poi è subentrata la campagna elettorale, la Milano fashion week – che in italiano si chiama la settimana della moda – le  elezioni al cardiopalmo, monopoli comunicazionali di quotidiani, riviste, magazine e chi più ne ha più ne metta.

Diciamo lunghi e duri giorni per tutti che, almeno per me, hanno oscurato tutto il contorno che mediaticamente mi circonda (mi sono perfino dimenticata di leggere la rubrica di Dan Savage su Internazionale). Ma dopo essere sopravvissuti anche a questo, avendo deciso di voler vedere il bicchiere mezzo pieno – per me l’Italia non è allo sbaraglio, ma siamo all’anarchia – ho iniziato a sentire una strana nostalgia: mi manca il buon e vecchio “scandalo calcistico”.

Nessuna mazzetta scoperta, nessun tifoso imbufalito che picchia duro, nessun allenatore che inveisce contro la stampa, niente di niente. Sì, qualcosa dopo il derby milanese si era mosso, la curva nerazzurra sembrava avesse regalato antisportivi gemiti contro il traditore Balo, ma entrambi i club hanno poi smentito. Un buco nell’acqua.

Un paio di giorni fa la noia era stata spezzata da un Maradona affranto perché non poteva far ritorno nella sua Napoli; non vedevo tanta disperazione dai tempi di “avanti Savoia indietro Savoia”. Ma poi anche lì niente, l’hanno fatto entrare; chissà come l’hanno presa i Savoia.

Dopo questa ennesima delusione mi riferiscono che c’è una novità su Gattuso; immediatamente penso: “ vuoi vedere che ha preso a pugni qualcuno o ha fatto saltare qualche legamento?”. E invece no, altro buco nell’acqua: a quanto pare Ringhio si è evoluto, ora è giocatore, capitano e pure allenatore del Sion.

È diventato un player-manager – che non sapevo nemmeno esistesse – e pure bravo, visto che ha portato a casa la qualificazione per la coppa di Svizzera  grazie al 2-0 in casa del Losanna.

Così oggi, dopo una settimana con poco clamore calcistico, mi sono ritrovata a rimpiangere l’antipatia di Conte “perché vince” e pure le cravatte imbarazzanti di Strama. Ma quando tutto sembra perduto la buona novella arriva: Benzema sfreccia a 216 km orari e rischia il carcere, per citare Repubblica.

Tutta soddisfatta penso: questi pazzi calciatori alla fine non mi deludono mai. Ma il giubilo dura poco; dopo un preludio felice, credendo di avere in mano una di quelle notiziole su cui poter aprire i miei dibattiti preferiti – morale del calcio – ripenso a tutto quello che in questi anni è successo e mi rendo conto che la notizia del wonnabe Shumacker del Real Madrid è ben poca cosa. E lì ho avuto un’epifania: non sarà mica che il calcio, dopo la galoppante presa di terreno di sport più nobili – primo fra tutti il rugby – sta “abbassando la cresta” e si sta ravvedendo?

La risposta a oggi non l’ho, forse è presto per poterlo dire, ma rimango in attesa e nel mentre per ritrovare il sorriso mi crogiolo con questo.

Buon week end

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