Annalisa, un esempio per tutti

La Fioretti, alpinista di vaglia oltre che capace medico pneumologo, ha concorso in maniera decisiva a salvare la vita della piccola, Sakina, una bimba pakistana di 5 anni. E avrebbe desiderato l’anonimato

Annalisa Fioretti, medico pneumologo milanese, vi è nota per le sue qualità di sportiva di alto livello, soprattutto in montagna. Ve l’abbiamo raccontata di recente, il 24 gennaio, quando rivelava un suo sogno: la possibilità di organizzare una spedizione sul Kangchenjunga, la terza montagna del pianeta.

Ora torniamo a occuparci di lei per raccontare un suo gesto che avrebbe voluto passasse sotto silenzio. Per naturale discrezione.

Nei suoi viaggi-spedizione in Himalaya la dottoressa Fioretti ha incrociato una bimba di 5 anni, Sakina, che soffriva di una malformazione congenita al cuore che le impediva un normale sviluppo e una corretta ossigenazione del sangue. Più piccola della sua età, colorito bluastro, aveva un destino segnato, se qualcuno non fosse tempestivamente intervenuto.

Annalisa Fioretti è venuta a conoscenza dello stato della bimba mentre si trovava a Skardu, nel Baltistan, una regione del Pakistan. L’ha visitata e ha immediatamente rilevato il problema che l’affliggeva: un foro tra i ventricoli cardiaci. Una diagnosi senza scampo se non si fosse intervenuti rapidamente. Problematiche simili, sempre delicatissime, si affrontano nel primo anno di vita, proprio per limitare i rischi, comunque sempre rilevanti.

Annalisa si è subito attivata con l’Istituto Policlinico San Donato, una struttura privata ben nota per la valentia dei suoi cardiochirurghi, un ospedale “cugino” di quello in cui lei stessa lavora come pneumologo (a Bergamo). Poi ha provveduto a raccogliere, con l’apporto dell’Associazione bimbi cardiopatici nel mondo, di amici e conoscenti, i 12mila euro necessari per il trasferimento di Sakina dal Pakistan in Italia.

Indi ha chiesto e ottenuto che l’intervento fosse gratuito e ha affidato la bimba ad Alessandro Frigiola e Carmelo Arcidiacono, i due chirurghi che, pur nelle difficoltà dell’intervento, hanno deciso di sottrarre Sakina a quel destino ormai segnato.

Quello che non le è riuscito è mantenere il silenzio sul suo ruolo. Ma ha evitato, con garbo, qualsiasi dichiarazione.

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