Le singolarità del presidente Lotito

Ha tutti i dirittti di difendere i tifosi laziali nel loro complesso ma non può parlare di singoli individui, come non può tacere gli altri episodi che hanno portato alla squalifica per due turni dell’Olimpico in Europa League

La nostra infanzia è popolata di avvertimenti giocosi, genere “uomo avvisato mezzo salvato”. Cultura popolare, niente di più. Pensavamo che Claudio Lotito, presidente della Lazio, classe 1957, fosse cresciuto con gli stessi presupposti, anche per lui inossidabili. Evidentemente ci sbagliavamo.

Lo desumiamo dalle reazioni di Lotito alla decisione della Commissione Disciplinare della Uefa di punire la Lazio con due turni interni di Coppa da giocare a porte chiuse e la multa di 40mila, in ragione delle intemperanze dei tifosi biancocelesti durante la gara dei 16esimi con il Borussia Moenchengladbach, gara d’andata di Europa League in Germania:“Bisogna fare una distinzione tra il tifoso delinquente che agisce di propria spontanea volontà e una tifoseria che si esprime civilmente. Non è possibile che un club paghi per errori di singoli “.

Duecento tifosi esagitati che fanno il saluto romano al termine dell’inno nazionale e si abbandonano a intemperanze razziste durante l’incontro, per Lotito sono dei singoli. Per noi sono una comunità ristretta di imbecilli, ma una comunità coesa.

Il problema è che esistono dei referti ufficiali, ad opera dei due delegati Uefa, tanto che la memoria difensiva inviata ieri dalla Lazio nemmeno è stata presa in considerazione dalla Disciplinare.

Un dato che Lotito, uomo avvisato ma non avveduto, non considera, è che l’Uefa è al quarto deferimento in questa stagione. E sempre per gli atteggiamenti razzisti del suoi tifosi. Una minoranza, non singoli individui, come dice Lotito.

Storicamente la Lazio ha un precedente di partita di Coppa Intertoto giocata a porte chiuse: otto anni fa, a luglio del 2005, contro i finlandesi del Tampere, sempre per il solito motivo: ‘buu’ razzistici rivolti ad alcuni giocatori del Partizan Belgrado in un incontro di Coppa Uefa della stagione 2003-2004.

Non ce ne voglia Lotito, ma era già presidente della Lazio a quell’epoca. Lo è diventato il 19 luglio 2004. Non stiamo parlando della Salernitana, di cui Lotito è presidente soltanto dal 26 luglio 2011 (che non gioca, è noto, le coppe europee).

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