Due minuti sul motocross

Inauguriamo una serie di interventi sulle varie specialità motoristiche, a partire dalla loro nascita. Poi il progressivo sviluppo sino alla realtà sportiva attuale con regole e protagonisti

La nascita del motocross deriva con buona probabilità dalla disciplina del trial, disciplina praticata in Inghilterra già negli anni venti, ma è negli anni Trenta che diventa popolare e diffusa con team ufficiali che si sfidavano in circuiti chiusi sterrati con moto poco diverse da quelle usate per la circolazione stradale.

Le competizioni aiutano l’industria nello sviluppo dei mezzi, i telai rigidi lasciano il posto a sospensioni e nei primi anni cinquanta compare il primo forcellone posteriore ammortizzato che soppianta gli scomodi e inguidabili telai rigidi.

In quegli anni è proprio un’azienda Inglese a dominare la scena, la BSA, ma siamo ancora lontani da un vero e proprio circuito di gare internazionale.

La nascita di un vero e proprio mondiale risale al 1952 quando la Federazione Motociclistica Internazionale (FMI) crea un vero e proprio campionato europeo ci categoria 500 centimetri cubici.

Dieci anni più tardi compare la cilindrata 250 ed è il motore due tempi a farla da padrona e molte case europea sono protagoniste con le loro leggere moto.

Belgio e Svezia sono le grandi scuole da cui provengono i campioni di quegli anni.

All’inizio degli anni Settanta sono le aziende giapponesi a credere in questo sport, investono molto e raccolgono grandi risultati, sempre con piloti europei, ma qualcosa verso la fine del decennio comincia a cambiare.

Lo sport divenne molto popolare negli Stati Uniti, il livello dei piloti sale e ad ogni competizione internazionale è evidente la superiorità della scuola Americana.

Sono ancora le aziende giapponesi negli anni Novanta a farsi carico di innovazione ed investimento: le sospensioni diventano sempre più sofisticate, le moto sono sempre più leggere ed affidabili e di pari passo cresce lo spettacolo con salti ed evoluzioni in volo impensabili fino a poco tempo prima.

Dagli anni 2000 la lotta all’inquinamento impone il ritorno ai motori quattro tempi, nel frattempo diventati più leggeri e performanti. Per qualche tempo i due tipi di motore convivono, ma ad oggi la superiorità del motore quattro tempi è innegabile.

Il Mondiale come lo conosciamo oggi ha in realtà una collocazione geografica meno internazionale di quanto il nome faccia supporre,  solo poche gare vengono disputate oltre oceano, la maggior parte invece si svolgono nel vecchio continente.

Le gare si svolgono in due manche distinte, con assegnazione di punteggio ad ogni frazione. La partenza avviene in linea retta, senza le classiche griglie degli sport motoristici differenziati per ordine di qualifica, al segnale tutte le moto partono contemporaneamente da un cancelletto che si abbassa, liberando le moto.

Nelle gare non è previsto un numero di giri predeterminato, ma le prove hanno una durata stabilita, generalmente trenta minuti, più uno o due giri per completare la frazione.

Attualmente il mondiale è diviso in due classi divise per cilindrata massima, la MX1 con moto da cilindrata massima 450 centimetri cubici a quattro tempi e la MX2 con moto di cilindrata massima 250centimetri cubici a quattro tempi.

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