Wada, urge il passaporto biologico

L’agenzia mondiale antidoping, su sollecitazione del tecnico dell’Arsenal, Arsene Wenger, chiede che il calcio introduca le nuove metodologie già adottate da 25 discipline, in primo luogo dal ciclismo. Siamo curiosi di sapere come andrà a finire

La lotta contro il doping nel mondo del calcio va rafforzata. Così, senza mezzi termini,  si esprime la Wada, l’agenzia mondiale antidoping, che intende sollecitare la  federazione internazionale, quella europea e con esse i club professionistici affinché si adoperino per introdurre più test per rintracciare l’Epo di ultima generazione e, se possibile, adottare il passaporto biologico, strumento che consente di rilevare gli indicatori sospetti piuttosto che mettere in evidenza la singola sostanza. Procedure tutte costose, ma certo non impossibili per un mondo economicamente dorato.

In proposito, molto esplicito è stato il presidente della Wada, John Fahey, che a Londra durante un incontro stampa ha richiamato persino Lance Armstrong e le sue dichiarazioni in merito al passaporto biologico, “strumento molto efficace per ridurre il consumo di droghe nel ciclismo”.

Quanto alle sanzioni ridotte che le dichiarazioni televisive di Armstrong potrebbero determinare, Fahey ha sorriso: “Volete scherzare? Quanto il texano ha detto in tv a Oprah Finfrey non ha alcun valore, potremmo prendere in considerazione l’eventualità di uno sconto sulla pena se Armstrong fosse disponibile a rispondere davanti ad un’autorità sportiva riconosciuta, fatto questo che non avverrà, a mio avviso”

Non dimentichiamo che il tema doping nel calcio è stato sollevato nei giorni scorsi da Arsene Wenger, allenatore dell’Arsenal che ha invocato la necessità di maggiori controlli sul calcio. Ma nessuno si era accodato, dal momento che il calcio non ha mai brillato per volontà di trasparenza.

Rimaniamo in attesa delle repliche di Platini e di Blatter, rispettivamente presidente Uefa (Europa) e Fifa (mondo).

di SportivamenteMag

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