L’NBA che non ti aspetti, sorprendente

Al giro di boa il basket professionistico Usa annota l’egemonia di LeBron James, la solidità di Kevin Durant, la crisi dei Los Angeles Lakers e molto altro inatteso

Ormai è un dato di fatto, le prima parte di stagione non è mai rilevante, le squadre giocano le marce ridotte e spesso sfruttano le partite per allenarsi o sperimentare qualche tattica nuova, ma quest’anno qualche spunto su cui riflettere c’é…

BIG MELO

Nella Grande Mela è tornato l’entusiasmo dei bei tempi grazie ad una vera squadra che gioca una pallacanestro bella, divertente e vincente, cosa che negli anni passati non sempre si vedeva; Carmelo Anthony è diventato un vero leader, Tyson Chandler si sta confermando come miglior centro della Lega, in cabina di regia due ottimi giocatori quali Raymond Felton e quel genio di nome Jason Kidd, per non parlare dell’esplosivo apporto dalla panchina di J.R Smith. Tanti pro ma anche qualche contro che nelle ultime uscite si è fatto sentire, se la squadra non trova subito feeling con il match c’è il rischio che possa sciogliersi e mettersi nelle mani di Melo, proprio come l’anno scorso.

I Knicks sono secondi ad Est alle spalle dei Miami Heat che, come i loro antagonisti ad Ovest ossia gli Oklahoma City Thunder, stanno viaggiando in modalità “Cruise”; vincono le partite che devono vincere, qualche sconfitta inaspettata ma complessivamente una prima parte di stagione da manuale per due squadre che puntano all’anello.

LBJ & KD

Se dovessi citarvi tutti i record statistici che in questa stagione LeBron James ha sfrantumato o eguagliato un post non basterebbe. Mi limito alla sera in cui toccò quota 20 mila punti e ai 5000 assist in carriera, il più giovane di sempre. Di recente ha sfornato 6 partite consecutive sopra i 30 punti tirando con almeno il 60% e contro Charlotte, settimana scorsa, ha tirato pure col 92% dal campo!

Numeri spaventosi per un giocatore terribilmente dominante che punta deciso al 2° titolo, titolo che la sua nemesi Kevin Durant vuole prendersi quest’anno dopo la delusione dell’anno scorso, la giovane stella dei Thunder non ha sfondato record vari ma è semplicemente un macchina perfetta per costanza e rendimento; l’assenza di James Harden a volte si fa sentire e Russell Westbrook non è sempre impeccabile ma “Durantula”, rispetto all’anno scorso, ha migliorato molto il senso del match sapendo quand’è il momento giusto per azzannare la partita senza dover giocare al 100% dalla palla a due all’ultima sirena.

Per il trofeo di MVP la battaglia è ancora tra loro due ma, facendo un paragone automobilistico, LeBron sta registrando giri record uno via l’altro e Kevin per restargli in scia deve spremere la sua vettura.

HOOLYWOOD…ROSSO-BLU! 

 Se uno pensa a Los Angeles la prime cose che pensa sono Hollywood e i Lakers, ma stavolta c’è un cambio di ruolo perché dopo anni (se non secoli) di anonimato i Clippers hanno finalmente conquistato le luci della ribalta ed il merito porta due lettere e un numero: CP3, Chris Paul.

Paul è la mente e il braccio di una squadra che, malgrado un gioco anarchico, è tra le più dinamiche e spettacolari della Lega tant’è che quando ha dovuto star fuori i problemi si sono visti; la vera forza è senza dubbio la panchina con Eric Bledsoe, Matt Barnes e soprattutto Jamal Crawford che in 5’ riescono sempre a spaccare in due la partita, panchina che dall’altra parte della strada è alquanto rovente.

Eccoci qua, i Lakers, onestamente si è già detto tutto; Kobe Bryant è un profeta nel deserto, Dwight Howard un oggetto del mistero che non fa niente per contraddirsi, Steve Nash dimostra i suoi 38 anni e l’unico giocatore che stava tornando in auge, Pau Gasol, si è infortunato nel momento migliore. Il mercato di febbraio si avvicina e il GM Mitch Kupchak non sa che “pesci pigliare”, andare avanti così o stravolgere il sistema?

I giallo-viola ad oggi sono fuori dalle prime 8 ad Ovest, niente è perduto per carità, ma se il trend non subisce un cambiamento drastico (a livello di prestazioni) non vorrei essere nello spogliatoio con il “Black Mamba”.

Intanto la Western Conference la comanda sempre la banda di vecchie volpi dei San Antonio Spurs dell’ex agente segreto Gregg Popovich, un’armata pressoché perfetta se non fosse per l’età delle sue tre stelle.

INFORTUNI & RITORNI

Anche se la stagione è regolare e da 82 partite gli infortuni non sono mancati specie a casa Boston dove i Celtics in un mese hanno perso il rookie Jared Sullinger, la riserva Leandro Barbosa e (più grave) il PG Rajon Rondo, per tutti e 3 stagione conclusa.

A San Antonio Tim Duncan se l’è vista brutta ma il suo ginocchio e la sua caviglia, dopo una bruttissima torsione in contemporanea, hanno resistito e lo stop sarà solo di qualche settimana, a L.A Pau Gasol ha deciso di non operarsi per fortuna dei Lakers sennò lo stop per la sua facite plantare si sarebbe prolungato.

A Chicago i tifosi scalpitano per quello che è il ritorno più atteso dell’anno, quello di Derrick Rose, il giocatore ha recuperato ma la franchigia e il diretto interessato vanno con cautela, stessa situazione a Philadelphia dove i Sixers valutano le condizioni di Andrew Bynum, il loro super acquisto estivo però non se la sente ancora.

SORPRESE

Poche ma buone ci verrebbe da dire, su tutti i Golden State Warriors allenati da Marc Jackson, 6^ piazza ad Ovest con un trio spumeggiante che ha in Klay Thompson il bombardiere, in David Lee una macchina da doppie-doppie e in Stephen Curry l’architetto; un’altra piacevole sorpresa è la stella dei Cleveland Cavaliers Kyrie Irving, la franchigia non naviga in buone acque (16-36) ma l’ex Duke sta facendo vedere un gioco che alla lontana un po’ ricorda quello di Allen Iverson quando da solo guidava i Sixers, bene così per Kyrie che nel 2014 potrebbe, chi lo sa, condividere il parquet con una vecchia conoscenza di Cleveland ora a Miami.

CASA AZZURRI 

I nostri portacolori si stanno comportando egregiamente, Danilo Gallinari sta giocando un mese di febbraio pazzesco tanto che Denver ha vinto 9 partite consecutive con alcune sue giocate davvero incredibili; Marco Belinelli ha zittito i critici ed è riuscito ad inserirsi nel sistema di Tom Thibodeau, malgrado il ruolo di 6° uomo il Beli ha deciso alcuni match come quello a Boston sul filo della sirena.

Per Andrea Bargnani tante difficoltà in quel cantiere di Toronto, l’infortunio al gomito lo ha messo fuori per più di un mese e le voci di mercato lo danno come partente dal Canada, la sua prima parte di stagione non è valutabile.

Questo week end andrà in scena l’All Star Game e il 21 febbraio la dead-line (mercato) da anni il punto di svolta delle stagioni NBA, i Lakers devono dare un segnale di vita, gli Spurs devono come sempre tirare il fiato e resistere fino alla fine, New York non deve prendersi le “sue” pause, tante incognite per tante squadre e giocatori ma due certezze ci sono sempre e portano il #6 e il #35 sulla schiena!

di Francescomatteo Bertoli

(Twitter @NBAEvolution)

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