Imprecisi, sfortunati, ma non brutti

Dopo lo champagne di Roma, l'amaro calice a Edimburgo: gli azzurri di Brunel sottovalutano la grinta degli scozzesi e l'inerzia del match non consente una rimonta che sembrava a portata di mano

Tutta la settimana a parlare di triangolo arretrato e gioco in touche, i punti forti degli scozzesi. Per triangolo arretrato intendiamo la disposizione degli uomini in difesa, principalmente durante un calcio degli avversari. Partecipano l’estremo, le ali, secondo la situazione la mediana e, nel caso italiano, capitan Parisse. Se ci fate caso spesso recupera lui l’ovale in liberazione.

Quando succede la consegna è di non isolarsi, entrare a grande velocità – con lo stesso Parisse o Masi di solito – e cercare una piattaforma di gioco più pulita possibile, magari al centro per sfruttare i due lati d’attacco. I nostri avversari hanno ormai abbandonato questa tattica – ricordate il povero Lamont travestito da ariete? – perché, oltre a una rimessa laterale ottima (in difesa con Richie Gray, in odore di Lions, in attacco con Hamilton e Harley), dietro hanno gente potente e veloce e adorano giocare nello spazio palla in mano: Hogg, Lamont, Scott e Maitland pesano tutti 90 kg e più, Visser ben oltre i cento.

Sappiamo com’è andata: in touche ci siamo difesi (lanciando troppo su Zanni) ma fuori abbiamo toppato. A parte Maitland, i nomi sopra citati hanno tutti marcato meta sul tabellino. Secondo le statistiche l’Italia ha fatto un’ottima partita: 62% di possesso, altrettanta percentuale di territorio, 143 corse a 65 palla in mano, 13 offloads a 8, 58 placcaggi a 146…

Anche i falli sono a nostro favore (9 a 11), perfino le touche (1 a 2 quelle perse). Dove abbiamo perso la partita, tralasciando intercetti, carambole e inerzia? Sui punti di incontro. È vero, l’arbitro poteva tutelarci, i padroni di casa giocare meno sporco in ruck.

La sostanza non cambia: non siamo stati aggressivi nella contesa dell’ovale. Le terze in maglia bianca e blu (per una volta bruttina, la divisa del cardo) hanno rallentato, pressato, scippato – 9 i palloni rubati, contro i 3 degli azzurri – facendo lavorare male il mediano, costringendolo ad attaccare la linea, facendo perdere la lucidità alla regia.

Chi si immaginava tanta bagarre a terra?

Una lezione tattica, indubbiamente, una giornata storta di alcuni (Orquera, e ci dispiace ammetterlo), alcune occasioni mancate di un soffio (un paio con Masi protagonista, cui manca l’attitudine al passaggio in corsa) ma niente da buttare via: l’Italia a lungo ha dato prova di essere una squadra forte, compatta, in grado perfino di ribaltare il match. Certe scorribande sulla chiusa, serie di offloads tra terze e seconde linee, collisioni vinte in tutte le zone del campo, una seconda linea di attacco fluida, efficace. Sono segnali che fanno ben sperare, non solo in vista del Galles.

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