Cadere e poi risorgere, resilienza

Bethany Hamilton

Si dice che la sconfitta faccia bene, che tempri il carattere e fortifichi lo spirito. È la verità; una legge che vale nella vita, prima che nello sport. Lo dimostrano l’esperienza quotidiana e la ricerca scientifica. Chi supera con maggior vigore le difficoltà è più felice, sicuro, capace di pro-attività, empatia e autoconsapevolezza.

Parliamo di una capacità psicologica straordinaria, di un potenziale che tutti, anche se in misura diversa, possediamo. In proposito, si parla, ormai da qualche anno, di resilienza. Un termine che fisici e ingegneri conoscono bene: nel loro campo, la resilienza indica la capacità dei metalli di resistere a urti improvvisi e a shock esterni, senza spezzarsi.

La forza metaforica della parola è immediata: piegarsi, ma non finire in frantumi. Ne sono derivate traslazioni in ecologia, informatica, psicologia ed economia. Qui il concetto di resilienza si riferisce alla capacità di un sistema (un ambiente, un software, una persona etc.) di ritrovare un equilibrio funzionale, dopo essere stato esposto a sollecitazioni esterne (l’inquinamento, l’usura, un trauma, etc.), negative, dannose, talvolta mortifere. È in questo senso che vanno intese le parole di Barack Obama che, durante il discorso fatto alla Nazione in occasione del suo secondo insediamento alla Casa Bianca, ha elogiato gli americani, definendoli capaci di grande resilienza nell’uscire dalla crisi.

Lo stesso vale per lo sport, dove la resilienza è la capacità di accettare la sconfitta, di superare un infortunio o una delusione e di tornare più forti di prima. Diverse le facce che la connotano: il controllo della tensione, la gestione ottimale dello stress, il mantenimento della concentrazione, dell’autostima, e della motivazione. In questo ambito gli esempi sono numerosissimi.

Consentiteci di partire con due. Altri arriveranno.

Alex Zanardi, prima schiaffeggiato dalla vita e dallo sport che gli hanno portato via le gambe; poi resiliente al punto da diventare uno dei simboli più autentici dello spirito Olimpico e della spedizione italiana a Londra.

Bethany Hamilton, hawaiiana, predestinata al surf professionistico da quando aveva 8 anni. Nel 2003, all’età di tredici anni, uno squalo le divora il braccio sinistro, ma non la allontana dal surf. Anzi. Un anno dopo, la ragazza vince i campionati nazionali e nel 2007 entra di diritto nel campionato professionistico. Da allora, una lunga lista di successi.

D’altronde, resilienza vuol dire anche questo: cuore e passione. Ha detto bene Anthony Clifford Grayling, un filosofo contemporaneo: “L’unico vero fallimento sta, in realtà, nel permettere alla sconfitta di avere la meglio su di noi”.

di Marisa Muzio, Luca Argenton

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MARISA MUZIO
In gioventù nazionale di nuoto, psicologa, affianca all’insegnamento e alla ricerca universitaria l’attività professionale nell’ambito della psicologia dello sport e delle organizzazioni. Ha ideato e coordinato con Sandro Gamba, dal 1996 al 2011, il primo Master in Italia in Psicologia dello Sport. Trasla le esperienze dello sport di alto livello alla realtà aziendale, dando vita allo Sport Outdoor Training® e al Coaching by Action®. Mental Trainer di squadre nazionali e di atleti di alto livello, è nominata “Psicologa dell’anno 2008” . È Project Leader di Flow For Excellence, un movimento culturale e professionale orientato alla promozione di benessere e prestazioni eccellenti nello sport e nel business.
Vedi il sito www.marisamuzio.it

LUCA ARGENTON
Psicologo, è dottorando di ricerca presso il Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Milano-Bicocca, dove collabora con il “Centro Studi per le Scienze della Comunicazione” (CESCOM). Svolge attività di ricerca, formazione e consulenza in ambito aziendale e sportivo. È Project Leader, insieme a Marisa Muzio, di Flow For Excellence, un movimento culturale e professionale orientato alla promozione di benessere e prestazioni eccellenti nello sport e nel business.

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