Gente, un miliardo, di un altro mondo

Tante sono le persone che non impazziscono per il calcio in India, rivolgendo la loro passione al cricket e all’hockey su prato

Un miliardo, già, non pochi. Un miliardo di persone che non impazziscono per il calcio: una considerazione che mi coglie quando, in India, mi ritrovo in serate solitarie a seguire alla televisione gli incontri dei due sport più popolari nel subcontinente: il cricket e l’hockey (per noi italiani più noto come hockey su prato).

Come tutti gli sport, piacevoli da praticare, molti lo sono meno da guardare e queste due discipline, lontane dalla nostra cultura sportiva, non fanno eccezione: il cricket, bello in alcuni gesti, ha incontri interminabili (ma questo permette di fare altre cose nel frattempo), l’hockey lo trovo personalmente  un po’ legnoso per via di quella postura sempre un po’ “curva” dei giocatori!

In India di gran lunga il cricket supera l’hockey e ha la stessa popolarità, seguito e contorno mediatico, del calcio per noi europei: giocatori che diventano idoli per i tifosi, icone della pubblicità, del glamour e del gossip, enorme interesse dei media, tantissima televisione, business: il cricket si vende bene.

Mi ha raccontato un amico di Mumbai che gli indiani, che hanno un forte senso della nazione, elevano a sport nazionale quanto porta gloria al paese, ora il cricket dopo il successo dell’India in World Cup 2011, in passato l’hockey grande vincitore olimpico.

Nei parchi e negli spazi aperti, anche quelli più degradati, se si vedono ragazzi giocare, questi giocano a cricket!

La popolarità è tale che la domanda “Is cricket killing the other sports in India? (il cricket è mortifero per gli altri sport?) viene discussa in numerosi blog indiani dove sostenitori e detrattori sono tanti quanti gli indiani stessi.

L’hockey su prato, che in realtà ormai si gioca su superfici sintetiche, fino ad un decennio fa era l’incontrastato sport nazionale dopo che gli indiani avevano dominato da sempre i Giochi Olimpici (sei edizioni consecutive vinte superando spesso i padri di questo sport, gli inglesi). Proprio ai ricordi delle partite delle Olimpiadi negli anni ‘70 e ‘80 di India e Pakistan era fermo il mio rapporto con l’hockey. Le immagini che ho ritrovato in India sono quelle di giocatori barbuti che vincevano indossando un leggero turbante e che bambino accostavo di più agli eroi salgariani che allo sport.

Anche le Olimpiadi di Londra hanno riproposto belle immagine di questo sport  amplificate per il torneo femminile, dall’avvenenza delle vincitrici olandesi che i media hanno riversato nei circuiti per alcuni giorni.

L’hockey prato, i cui primordi si rifanno all’antichità, nasce ufficialmente in Inghilterra alla fine dell’Ottocento e sulla spinta del colonialismo inglese si diffonde poi rapidamente in quei  paesi dove ha ancora forte tradizione. In Italia si annovera tra quei tanti sport minori in cui ci si incappa se si giocano nella zona in cui vivi. Una quarantina di associazioni lo praticano in tutto il paese, dal livello senior con il campionato di serie A fino alle giovanili, nazionali incluse (per maggiori info www.federhockey.it).

In India, come ormai ovunque, vita grama hanno gli sport che non sono illuminati dal business, ma solo dalla passione dei praticanti e dei supporter.

 

di Fabio Brusa

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