Le diverse abilità di Paolo, nato aviatore

Pocobelli, 40 anni portati con determinazione, dopo un tremendo incidente si è ritrovato in carrozzina. Dapprima bancario, si è poi inventato video-operatore subacqueo in Egitto. A seguire, in California ha acquisito le licenze di volo statunitensi. Ora vuole quelle europee per fare il pilota di linea o aprire una scuola di volo in Italia. Secondo noi ce la farà

La sua infanzia è presto detta: a quattro anni sognava di fare il pilota d’aereo, a sei il pilota d’aereo, a otto il pilota d’aereo. E quella voglia di volare non gli passa. I risparmi accantonati dalla madre per farlo studiare li investe per la carriera di pilota professionista. Paolo Pocobelli frequenta un istituto aeronautico a Forlì. A ventidue anni un lancio sportivo mal riuscito lo costringe in sedia a rotelle. Il verdetto è inappellabile: lesione spinale a livello12 L 1.

Otto mesi di ospedale fra Italia e Germania non lo fiaccano. La disperazione è contenuta, la banca una soluzione transitoria. Quattro anni in Cariplo poi la decisione di mollare tutto e andare in Egitto dove per altri quatto anni si impegna come video operatore subacqueo in Mar Rosso: “Avevo la licenza di profondità, in mare la disabilità non impaccia, è molto peggio in carrozzina. Mi ero comprato lo scooter subacqueo, lo guidavo con una mano e con l’altra facevo le riprese. Facevo filmati per i turisti e li rivendevo”.

Poi qualcosa viene meno, ha bisogno in ogni senso di volar via. Si indebita per recarsi negli Stati Uniti, a caccia dei brevetti di pilota. “Sono finito in una scuola dove dicevano di fare corsi anche per disabili. In realtà ero il primo e l’unico. L’intenzione, già allora, era di fare il pilota”.

Negli Stati Uniti vale un solo principio. Nessuno ti crea problemi sino a quando risulti idoneo. “Ho fatto i corsi, gli esercizi, ho passato i test, sono andato avanti, le licenze le ho prese. Pilota commerciale, abilitazione monomotore, plurimotore e volo strumentale. Poi istruttore semplice e istruttore di volo strumentale”. Con migliaia di ore di volo.

A San Diego si trattiene dal 2005 al 2009, poi rientra in Europa, in Inghilterra ha in mente il volo acrobatico, dove eccelle. Lo invitano anche in Francia, al Bourget, dove ogni due anni c’è una grande rassegna aerea. Anche i disabili – uno, in verità, lui – sono ammessi. “Mi vivono come uno strano personaggio che ci sa fare con le acrobazie. Quest’anno sto cercando di imporre al Bourget un pilota disabile inglese. Io credo nelle testimonianze, non nei protagonismi, bisogna portare acqua alla causa”.

I francesi gli conferiscono il premio PEPITE 2011, massimo riconoscimento a chi propugna la causa del volo dei disabili. Lui lo vive come un incoraggiamento ma il premio non lo può ritirare, all’Eliseo, dalle mani del presidente Sarkozy: è a corto di soldi.

Il primo progetto di Pocobelli, per il volo acrobatico, contava su alcuni sponsor per acquistare un aeroplano e lavorarci: “In origine cercavo 400 mila euro per 5 anni, oggi siamo alla metà di quella cifra. Non ci sono soldi, pochi sono disposti a crederti, ogni tanto leggi la compassione e lasci perdere. O meglio, ringrazi e saluti, a non più rivederci”.

Così Pocobelli cambia strada: a ottobre 2012 decide di convertire le licenze statunitensi in quelle europee per diventare pilota di linea, da istruttore che è. ”Sono istruttore di volo abilitato negli Stati Uniti ma le mie licenze in Europa non valgono”.

Affronta le burocrazie con la necessaria pazienza, il problema non è la cattiva volontà, è che pochi hanno il coraggio di assumersi la responsabilità di tracciare una strada nuova. Per la parte scuola Pocobelli si affida ad Ali Taining, un centro di addestramento a Verona, per la parte aviazione civile c’è l’Enac a cui fare riferimento. In alcuni Paesi i disabili volano, ad esempio succede in Inghilterra e Francia, diversamente da Belgio e Olanda dove questo non accade.

Ora il progetto è diventare pilota di linea e, in alternativa, mettersi in proprio, dare vita a un Club a Verona, naturalmente aperto a tutti, normodotati e disabili fisici. C’è di più: “Mi piacerebbe fosse di quatto persone, tutte disabili a partire dal segretario o segretaria. Potrebbe far parte della squadra anche un ragazzo Down”.

Con le federazione sportiva di competenza, il Comitato paralimpico, Pocobelli ha avuto a che fare qualche anno fa: “Giocavo a basket, sciavo piuttosto bene, ma non ero all’altezza dei grandi atleti che loro reclutano e appoggiano. In quel caso, volavo toppo basso”.

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Scheda dei Baroni Rotti

Si sono chiamati così, Baroni Rotti, i Piloti della Federazione Italiana Piloti Disabili. Hanno cominciato 18 anni fa a credere che il sogno di volare, quello che quasi tutte le Donne e gli Uomini si sono permessi almeno una volta, potesse appartenere anche a loro. Hanno iniziato con ultraleggeri tubi e tela, poi sono venute le manifestazioni aeree: il movimento era già vivo, entusiasta. Il sogno è cresciuto: ultraleggeri in alluminio e qualche cavallo in più. Le scuole di volo VDS hanno creduto in loro: decine di velivoli adattati per permettere ad un numero sempre maggiore di persone di librarsi in volo.

Alcuni sono andati all’estero per diventare piloti di Aviazione Generale. In America, dove sognare è possibile per tutti, hanno lavorato sodo per divenire professionisti del volo; piloti commerciali e istruttori. Tornati in Europa sono diventati Piloti Privati JAA, poco dopo abilitati al volo notturno. Qualche anno fa si parlava si barriere da superare e qualche volta da sfondare. Ora si può alzare lo sguardo verso un cielo limpido attraverso il quale sorvolarle.

Ulteriori informazioni in

http://www.alipertutti.com/

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