Se saltelli, muore… Pignatelli

Il razzismo nel calcio divide, come tutto del resto, ma non può essere soltanto un simpatico gioco nel gioco domenicale allo stadio

©LaPresse

Il calcio è un gioco, che consente altri giochi. Anche il razzismo è un gioco, se circoscritto a uno stadio dove si gioca a calcio. L’affermazione (indiretta) è di un simpatico blogger, Alessandro Pignatelli, che ne ragionava ieri su Spot e Motori 2.0.

Il suo argomentare partiva dai cori – “se saltelli, muore Balotelli” – ripartiti identici allo stadio Bentegodi dove si giocava Chievo-Juventus, tre anni dopo quelli che a Verona decretarono la squalifica del campo.

Allora Mario Balotelli giocava nell’Inter, la grande simpatia nei suoi confronti muoveva da un’altra realtà, quel giorno vestiva colori antagonisti. Nulla di tutto questo, per Pignatelli quei cori erano e sono semplicemente un gioco. Uno sfogo.

Il suo ragionamento si dipana lungo queste direttrici: chi reclama la squalifica del campo per le intemperanze “razziste” dei tifosi non sa di che cosa parla. I“devi morire” che risuonano a ogni barella in campo sono solo un esempio, gli striscioni “100, 1000 Heysel” un ulteriore esempio.

Pignatelli li definisce “sbagliati tutti”, ma li ritiene utili a “dimostrare che dentro uno stadio viene concesso tutto. Che è un porto franco”.

Secondo Pignatelli è la cultura del tifoso che non esiste, ma “augurare la morte a qualcuno, in uno stadio, equivale a uno sfottò. Pessimo, naturalmente. Possibilmente da evitare”. E sin qui possiamo ancora seguirlo.

Poi s’infila in una strada per noi senza uscita. Pignatelli scrive le nuove regole del gioco, non del calcio, dello stadio che per lui è un porto franco.

Scrive che “il vero razzismo è pensare che il coro contro Balotelli sia razzista”. Perché, a suo dire, “si fa un chiaro riferimento al colore della sua pelle. È come se si dicesse:“Ecco, vedi, gli cantano quel coro perché la sua pelle non è bianca”.

Balotelli, scrive Pignatelli, “è solo un antipatico avversario, che non fa nulla tra l’altro per rendersi simpatico ai tifosi delle squadre contro cui gioca. Se fosse bianco o rosso, non cambierebbe assolutamente nulla. Il coro partirebbe lo stesso, semplicemente perché fa rima ed è orecchiabile. Anzi, sì, qualcosa cambierebbe: non si penserebbe alla squalifica del campo”.

Usando le sue stesse argomentazioni, a questo punto basta cambiare il coro, proporre allo stadio “se saltelli, muore Pignatelli”.

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P.S. Non ce ne voglia, Pignatelli, stiamo dalla parte di Platini, persino di Blatter, che vorrebbero educare chi va allo stadio tenendoli fuori. L’esempio degli hooligans è chiaro. In Inghilterra, dove li hanno conosciuti (e resi riconoscibili), li hanno messi in condizione di non nuocere. Altrove li accolgono come turisti.

Se ne ha voglia, legga qui che cosa per noi manca allo sport, non solo in Italia.

di SportivamenteMag

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