Facci caso e chiedi aiuto

Una defaillance sessuale non è un episodio irrilevante ma un campanello d’allarme che spesso segnala problemi cardiocircolatori oltre a essere diretta conseguenza di chi fa uso di doping, una volta lasciato lo sport

La disfunzione erettile è un tema che riguarda anche lo sport? Ne è colpito un numero così rilevante di soggetti da generare allarme? Fortunatamente no, ma il tema coinvolge direttamente a fine carriera chi ha fatto uso di sostanze dopanti. Lo sottolinea il dottor Bruno Giammusso, andrologo, che lancia un monito: “Chi assume farmaci ad azione anabolizzante, a base di ormoni androgeni, di testosterone, può andare incontro a problemi di disfunzione erettile quando sospende il trattamento, perché l’ipofisi si astiene dal produrne. I livelli ormonali si abbassano con conseguenze intuibili. Il doping, insomma, influisce in maniera rilevante sulla sfera sessuale”.

Facciamo chiarezza, partendo da lontano. Disfunzione erettile è…

L’incapacità di raggiungere e mantenere l’erezione sino al completamento del rapporto sessuale. Impedisce di portarlo a termine in maniera soddisfacente. È spesso un sintomo di un problema cardiovascolare, quindi un utile campanello d’allarme

Chiarisca, per favore.

La disfunzione erettile è un sintomo che aiuta a fare luce su guai peggiori, spesso anticipa di 3-5 anni un problema circolatorio grave. Noi andrologi diciamo che il pene è assibilabile a un fusibile che segnala un guasto del sistema, è un indicatore che deve far riflettere e pensare ai provvedimenti da prendere.

Un passo indietro. Quali le cause?

Di due tipi: organiche e psicologiche. Le prime riguardano la riduzione del flusso sanguigno nel rivestimento interno dei vasi del pene; le seconde sono di ordine neurologico, si legano a problemi nervosi, sostanzialmente a stress.

Quali le più ricorrenti?

I casi più frequenti si collegano a patologie cardiovascolari che si presentano in soggetti diabetici, ipertesi, con colesterolo alto, quasi sempre sedentari o in sovrappeso. Dietro c’è sempre un problema di salute generale, per questo è bene che se ne parli in più presto possibile con un medico. Mancata o insoddisfacente erezione sono segnali che qualcosa non va nelle coronarie. Con un’unica eccezione: non sempre le ridotte erezioni mattutine sono un segnale che deve allarmare, perché rientrano nella normalità.

C’è un regola d’oro da osservare, annotando il problema?

Non nasconderlo mai come purtroppo accade. Chi patisce una défaillance sessuale tende a non parlarne e non chiede aiuto. Soprattutto ritiene che il secondo episodio dipenda dall’ansia, quella da prestazione.

Incidenza del fenomeno in Italia?

I dati riferiti agli over 18 anni indicano il 13% dei connazionali maschi, una percentuale che logicamente cresce con l’aumento dell’età presa in esame. Il dato più sconcertante viene dagli Usa e racconta che nella popolazione statunitense, nella fascia 40-70 anni, il problema disfunzione erettile coglie un americano su due. Poi c’è il sommerso: in Italia si stima che riguarda il 70-80% dei casi. Pochissimi si rivolgono a un medico, a un andrologo che è lo specialista di riferimento.

L’andrologo è una figura poco nota. Come mai?

Istituzionalmente non ha ancora trovato una sua collocazione, tanto che molti di noi hanno una preparazione urologica o neurologica.

Aldilà dei farmaci ci sono rimedi?

Certamente l’attività fisica aiuta la funzione sessuale, basta passare dalla sedentarietà al movimento per averne giovamento.

Le terapie?

Quando il problema si manifesta lo si affronta a due livelli: il primo è rimuovere le cause che lo determinano, cioè modificare gli stili di vita e poi provvedere a terapie ormonali; il secondo intervenire sul disagio attraverso la ricerca di farmaci efficaci e ben tollerati.

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Biografia Giammusso

Il dottor Bruno Giammusso si laurea in medicina e chirurgia all’università di Catania nel 1988 e consegue la specializzazione in urologia nel 1993. Presso la clinica urologica di Milano si perfeziona in chirurgia andrologica, dedicandosi in particolare alla terapia chirurgica della disfunzione erettile e delle patologie malformative dei genitali maschili. A San Francisco ha completato alcuni stage formativi presso la divisione di urologia dell’università della California e presso il Southwest Impotency Center di Van Buren. Dal 2005 è responsabile dell’unità operativa di andrologia urologica presso la clinica urologica dell’università di Catania

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