C’era una volta il trotto in Italia

Oggi è l’ultimo giorno di corse a Tor di Valle, testimonianza della crisi irreversibile dell’ippica nel nostro Paese. L’ippodromo cede il passo al nuovo stadio della Roma che sarà ultimato nel 2016

Febbre da cavallo”, il film di Steno amato anche dai non ippofili, continuerà a celebrarne i fasti ma il teatro delle prodezze di Gigi Proietti ed Enrico Montesano – l’ippodromo romano di Tor di Valle – chiude stasera dopo 54 anni. Ultima giornata di corse, poi le ruspe.

Un altro monumento sacrificato alla crisi, irreversibile, del trotto italiano, che a fine dicembre ha perso anche l’altro impianto-chiave del movimento, San Siro. Il consuntivo più brutale è che altre 50 persone si trovano da stasera sul lastrico.

Tor di Valle chiude per cedere il passo allo stadio della Roma che sarà costruito nell’ampia zona in cui sorge l’ippodromo e che, nelle intenzioni della società giallorossa, dovrebbe essere inaugurato nella stagione 2016-17.

Giusto per darvi un’idea di che cosa Tor di Valle ha rappresentato, a partire dal 26 dicembre del 1959, quando fu inaugurato, basta ricordare i cavalli che più di altri si sono espressi su una pista particolare, che consentiva la velocità ma aveva l’insidia nel lungo rettilineo, peraltro indigesto soltanto ai meno dotati di spunto conclusivo.

I trottatori più importanti l’hanno sempre sfruttato al meglio, a partire da Tornese, il “sauro volante”, che inaugurò l’impianto vincendo il GP Tor di Valle, in seguito intitolato a Gaetano Turilli per ricordare l’uomo che più di ogni alto aveva voluto l’ippodromo romano.

E come non ricordare Varenne (alle redini lunghe Giampaolo Minnucci) e i suoi acuti romani, a partire dal 1998-1999 quando a Tor di Valle fece imperiosamente suo il Derby e il Triossi. E poi ancora, nel 2000, il trionfo nel  Giubileo e nel Turilli.

A Tor di Valle non solo hanno trionfato i mezzosangue. Spesso l’ippodromo è stato teatro di eventi di spettacolo, con applauditi performance di Antonello Venditti, Cranberries, Gino Vannelli, George Benson e Alex Britti. La polivalenza d’impiego dell’impianto non è bastata, venendo a mancare la destinazione primaria.

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