Il ginecologo del doping

Prima di parlarvi di Eufemiano Fuentes vi proponiamo un altro caso “irrisolto”

Ogni tanto nella storia dello sport si affacciano i ginecologi. Celebre è la scelta di Nello Baglini, presidente della Fiorentina alla fine degli anni Sessanta, che “prescrisse” ai giocatori viola come medico sociale il ginecologo della moglie. A chi gli chiedeva il perché di quella scelta, decisamente bizzarra, rispose che conoscendo bene sua moglie e le sue paturnie, “quel medico non avrebbe avuto difficoltà a prendersi cura di ventidue ragazzi sani e vogliosi di calciare un pallone”.

Altri tempi e altre vicende, di cui sorridere.

In altri casi i ginecologi, soprattutto quelli impropri, non fanno sorridee. Un buon esempio è chi in Spagna si è occupato di migliorare le performance degli sportivi: non lo ha fatto per nazionalismo, ha avuto occhi di riguardo per chiunque gli rendesse visita e poco importa che fosse un pilota o un calciatore, un ciclista o un tennista. Questo almeno si pensava quando scoppiò lo scandalo, grazie all’Operation Puerto messa in moto dalla Guardia Civil.

Stiamo parlando del dottor Eufemiano Fuentes (detto anche Eufemismo Fuentes, visto che si avvale, per farla franca, di sottigliezze linguistiche, meglio noto come “dottor mote” e chiedetevi come mai), ginecologo molto chiacchierato e in questi giorni alla sbarra del processo finalmente istruito dopo sette anni di indagini serrate (chissà se l’aggettivo fa ridere anche in Spagna).

Sei gli imputati: il dottor Fuentes (meglio noto come “dotto morte”), la sorella Yolanda Fuentes, medico della squadra spagnola di ciclismo Comunidad Valenciana, i due dirigenti della stessa formazione Ignacio Labarta e Vicente Belda nonché Manolo Saiz, ex manager della Liberty Seguros, altra squadra di ciclismo. Non siede sul banco degli imputati l’ematologo Merino Batres, oggi malato di Alzheimer e quindi impossibilitato a comparire.

Allora, nel 2006, si pensò che “il più grande giro di doping ematico dello sport mondiale” avrebbe portato a conseguenze certe, a proposito della varietà dei campioni coinvolti. Scenario che Fuentes ha testimoniato anche in aula, interrogato dal pubblico ministero, ma senza fare alcun nome: “Potevano provenire da qualsiasi sport – ha detto Fuentes – ma nel 2006 si trattava principalmente di ciclisti”.

I diritti degli imputati li conosciamo, possono anche raccontare il falso. Stupisce che la giudice Julia Patricia Santamaria, che presiede il processo, abbia respinto oggi la richiesta presentata da Ignacio Arroyo Martinez, legale del Coni, il nostro comitato olimpico, che nella vicenda si è costituitosi parte civile. Da Roma avevano richiesto di “far cantare” Fuentes a proposito di chi gli si rivolgeva per sottoporsi a pratiche dopanti o autotrasfusioni. La giudice ha dichiarato di non poter costringere Fuentes a fare i nomi, quindi non glieli chiederà espressamente’.

Forse si aspetta che li confessi spontaneamente.

di SportivamenteMag

Leggi anche:

Il saluto rumeno di Radu
Formula E, ne avevamo bisogno?
Tutti contro la roccaforte Venezia
www.pdf24.org    Invia l'articolo in formato PDF   
Commenta: